Intervista ad Ilaria Gibelli

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C’è un punto preciso in cui l’attivismo incontra le istituzioni e smette di restare ai margini per provare a riscrivere le regole del gioco. A Genova, questo passaggio prende forma in un ufficio LGBTQIA+ che non eroga servizi, ma lavora più in profondità: sulle politiche, sui linguaggi, sulle strutture. Ne parliamo con Ilaria Gibelli, avvocata e figura centrale nel territorio, coinvolta in prima linea in questo processo di mutamento.

Chi è Ilaria Gibelli e quali sono le tue attività con lo sportello LGBTQ+, di cui fai parte da poco?

“Sono un’avvocata dal 2005 e mi occupo di diritti LGBTQIA+ sul territorio. Sono entrata in Rete Lenford proprio nell’anno della fondazione e sono attualmente la loro referente territoriale, successivamente sono entrata anche nel gruppo legale delle Famiglie Arcobaleno anche perché sono una mamma, con un’altra donna, di una bambina di otto anni. Nel 2014 ho cofondato il Liguria Pride e nel 2021 ZenaTrans insieme a Daniela Noel, in cui attualmente mi occupo della parte legale per le persone trans e non binarie.”

Come sei arrivata a collaborare con le istituzioni locali qui a Genova e a far parte di uno dei primi sportelli/uffici LGBTQ+ in Italia?

“Ci sono arrivata facendo un bando pubblico indetto dal Comune di Genova, ho partecipato e c’erano dei requisiti tra cui essere un’avvocata, aver fatto parte di associazioni sul territorio e ho un incarico da consulente esterna per tre anni […]. Preciso che non è uno sportello ma un ufficio LGBTQ+, la differenza è che questo ufficio non offre dei servizi diretti alla cittadinanza ma ha il compito di orientare le politiche del Comune di Genova.
Quello che mi piacerebbe fare è riuscire a cambiare la lente con cui si attuano le politiche nel nostro comune, una lente che è etero e spesso cisgender e anche molto patriarcale, quindi fornire degli strumenti adeguati alla pubblica amministrazione […].”

Quando è nata l’idea all’interno del comune di costituire un ufficio per la comunità LGBTQ+, adesso che sei dentro qual è stato il percorso che ha fatto il comune?

“Silvia Salis alla sua prima uscita pubblica a marzo 2025 dell’anno scorso ai Magazzini del Cotone qui a Genova aveva elencato dieci punti, tra cui c’era appunto quello dei diritti LGBTQ+ e il loro sviluppo attraverso un ufficio preposto che si determinasse a orientare le politiche, non è stata quindi un’azione piovuta dall’alto ma fa parte del programma della coalizione, perché sappiamo che Salis fa parte di un campo progressista […].
Il comune versa in una situazione economica un po’ povera e quindi abbiamo il doppio lavoro di trovare fondi per i progetti che dobbiamo fare che sono abbastanza grossi, […] quello che mi interessa è che questo sia uno strumento per le associazioni LGBTQIA+ sul territorio, che ho già riunito con il tavolo insieme all’assessora per orientare le politiche e per non calare niente dall’alto ma agire in sinergia con chi sul territorio ci vive […].”

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Visto che hai detto che la presenza sul territorio di Salis è fondamentale, qual è il suo posizionamento e il suo apporto sia con l’ufficio che con i temi LGBTQ+?

“[…] Silvia Salis è una persona laica e quindi come tale crede fermamente nella legittimità delle istituzioni e sul fatto che i diritti non debbano essere privilegi ma debbano essere per tutte le persone. […]” A Genova abbiamo vissuto per otto anni una discriminazione istituzionale dall’attuale presidente della Regione Bucci che non ha visto riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, che ha tolto il patrocinio dal Pride e che ha agito delle politiche di privilegio per le persone eterocis. Salis invece già a giugno dell’anno scorso ha attuato il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali […].”

Andando un po’ più sul concreto, quali sono quindi gli obiettivi a breve o a lungo termine dell’ufficio?

“Il primo grande progetto è quello di partecipare al bando UNAR, […] per la ristrutturazione e l’istituzione di una casa arcobaleno che offra rifugio a persone queer discriminate. […] abbiamo creato una call aperta, chiunque voglia partecipare può dare il suo contributo per scrivere il progetto […] bisogna fare in modo che, indipendentemente dal colore della giunta politica futura, se il bene viene assegnato, l’associazione possa proseguire indipendentemente dalla politica.
Un altro grande progetto è che per la prima volta sono riuscita a far inserire all’interno della formazione del comune la tematica LGBTQIA+, quindi all’interno dell’obbligo formativo, anche per formare gli assistenti sociali e il personale scolastico sulla tematica LGBTQIA+ […]. Sono anche riuscita a parlare con la polizia locale per formare il nucleo fasce fragili, che sono coloro che ricevono le telefonate per le violenze e quindi penso che se una persona trans* sa che il personale della polizia locale è formato avrà meno timore di chiamare […].
Sto lavorando molto anche sull’identità alias all’interno del comune […] il progetto deve riguardare la digitalizzazione, le comunicazioni interne e i servizi pubblici, può sembrare facile avere il nome alias su alcuni documenti ma voglio metterci più tempo perché non mi interessa creare scatole vuote in cui le persone subiscano un’ulteriore discriminazione.”

Avete guardato ad altre città italiane per avere uno spunto o un modello da seguire?

“Sì, il Comune è andato ad ottobre a Piacenza per partecipare al convegno della rete READY, la rete delle pubbliche amministrazioni, che si impegna a combattere la discriminazione verso le persone LGBTQ+. […] A fine aprile siamo stat* a Torino proprio per
prendere spunto, abbiamo visitato la casa Quore, proprio per farci raccontare come vengono gestite le difficoltà che hanno già superato anche sull’identità alias. Ho anche fatto una call con Emily Clancy del comune di Bologna proprio sul tema case rifugio. […] Per esempio Torino ci ha fornito strumenti utili per inserire l’alias nelle tessere del trasporto pubblico, essendo un problema che hanno già superato.”

Partendo da Genova, quali sono secondo te le innovazioni che questo tipo di ufficio può portare rispetto ad altri contesti?

“Ad esempio l’ufficio sta partecipando a un progetto molto interessante che si chiama Atlante di genere, che consentirà alla pubblica amministrazione di mappare la città […] questo fornisce da un lato alla PA una mappatura dei servizi, come centri antiviolenza e associazioni, dall’altro a chi vive la città di vedere cosa c’è sul territorio, e dal terzo lato, permette di capire cosa manca.
La Casa Arcobaleno per me è un presidio importante che non c’è mai stato e quindi le innovazioni non devono essere eventi spot ma un cambiamento strutturale. Questo ufficio riceve molte critiche ogni volta che se ne parla e forse anche questo è un segnale di quanto bisogno ci sia di agire […].

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Se dovessi riassumere l’importanza di questo ufficio per Genova in una frase cosa diresti?

“Che Genova ha la possibilità di cambiare la lente eterocispatriarcale con una lente che non dia per scontato che tutte le persone siano eterocis o abbiano una famiglia “tradizionale” e quindi cambiare la visione, perché la realtà è molto più complessa di quella che le istituzioni hanno finora considerato.”

Ringraziamo l’avvocata Ilaria Gibelli per il tempo e la chiarezza. Continueremo a seguire questo percorso.

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