Mondiali 2026: La Spagna vince il torneo più controverso degli ultimi anni

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Ci si aspettava il mondiale degli addii alla competizione a calciatori che hanno fatto la storia degli ultimi anni, come Cristiano Ronaldo, Messi, Modric, e tanti altri, ma si è ben presto capito che lo scenario non sarebbe stato degno dell’occasione. Definire questo torneo “il più grande evento umano e sociale di sempre”, come ha fatto il presidente FIFA, Infantino, è quanto di più lontano dalla realtà: questo passerà alla storia come il Mondiale delle ombre.

La dissonanza è evidente sin dalla geografia del torneo: si inneggiava a “costruire ponti” tra USA, Messico e Canada, mentre l’amministrazione Trump inaspriva i muri di confine. Non a caso, alla vigilia della partita inaugurale del Mondiale, la street artist Laika ha realizzato un murales a Zurigo, proprio davanti al quartier generale FIFA, che ritraeva gli agenti dell’ICE perquisire un uomo, che sulle spalle portava la bandiera del Messico.

A confermare questa colossale ipocrisia è stato anche il trattamento riservato all’arbitro somalo Artan, respinto alla frontiera e rispedito in patria. Così come lui, tante altre persone provenienti da paesi non graditi a Trump sono state rispedite indietro: basti pensare ai giocatori dell’Iran che avevano il visto unicamente per 24 ore per disputare le partite negli USA. Ma l’ingerenza statunitense non si è fermata qui: il caso più eclatante è stato l’intervento diretto di Trump per la revoca della squalifica dell’attaccante statunitense Balogun. Questo episodio non è da sottovalutare: un capo di Stato che piega le decisioni disciplinari, per altro giuste, di un organo sovranazionale e lo ammette pubblicamente è un precedente pericoloso, che dimostra come, in questo Mondiale, il campo da gioco sia diventato un teatrino politico.

Ed entrando nel vivo della questione politica, in questo Mondiale diverse Nazionali hanno avuto modo di mostrare o meno il proprio supporto alla Palestina. Diverse tifoserie hanno cantato “Free Palestine” e portato bandiere a supporto, lato Spagna il neo-campione Yamal ha sventolato la bandiera della Palestina, mentre, durante Argentina-Egitto il CT egiziano ha avuto uno scontro con i tifosi argentini, che lo hanno provocato sventolando la bandiera israeliana, e a cui lui ha risposto con rabbia, per poi essere punito con un’espulsione.

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Oltre a questo, il gioco è stato spesso oscurato dal business. Il primo grande shock è stato il prezzo dei biglietti, che oscillavano in base alla domanda, trasformando l’accesso allo stadio in un privilegio. Infine, l’aggiunta di un grande show di metà tempo nella finale, in stile Super Bowl, è stata la definitiva trasformazione in business della competizione. La sensazione di trovarsi immersi in un grande evento esclusivo ha raggiunto il suo apice con la conferenza stampa alla vigilia della finale per il terzo posto, dove per accedere bisognava pagare una cifra proibitiva. La stessa conferenza dove Infantino e Trump hanno continuato a scambiarsi reciprocamente complimenti e sguardi ammiccanti, come un flirt da incubo per chiunque sia appassionato di calcio e abbia un briciolo di etica.

A parte la vittoria della Spagna (un epilogo più umano, soprattutto di fronte a Trump che aveva più volte attaccato il governo Sánchez per il suo supporto alla Palestina) questo Mondiale è stato sicuramente il peggiore sul piano etico e sportivo.

E così, mentre Rodri alza al cielo il trofeo, ci si chiede quanto, oggi, sia più pesante del solito. Quasi insostenibile.

(in copertina immagine Madrid 20 luglio 2026 CC BY-SA 4.0 Javier Perez Montes

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