Rainbow Map 2026: l’Europa dei diritti a macchie di leopardo

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La recentissima pubblicazione della Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe scatta una fotografia spietata del Vecchio Continentale: l’indice, che misura le politiche e le leggi per le persone LGBTQIA+ in 49 Paesi, non mostra più una spaccatura lineare tra Est e Ovest, bensì un mosaico complesso in cui nazioni insospettabili arretrano e Paesi storicamente conservatori compiono balzi in avanti.

L’evento simbolo di questa edizione è il passaggio di testimone in cima alla classifica. Per la prima volta dopo un decennio, Malta cede il primato alla Spagna. Madrid guadagna la vetta grazie a un ecosistema normativo che blinda l’autodeterminazione di genere, i diritti delle persone intersex e i nuovi modelli familiari. Ma la mappa evidenzia progressi significativi anche altrove: paesi come l’Islanda, il Belgio e la Danimarca consolidano punteggi altissimi, mentre la Grecia continua la sua ascesa dopo la recente legalizzazione del matrimonio egualitario. Al polo opposto, la Russia e la Bielorussia rimangono sprofondate in fondo alla classifica, laddove i diritti civili sono stati totalmente azzerati dalle rispettive derive autoritarie.

A fare da sfondo a questa nuova geografia c’è una svolta cruciale avvenuta a livello comunitario. Il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione storica che chiede il divieto assoluto, in tutti i Paesi membri, delle cosiddette “terapie di conversione”. Si tratta di pratiche anacronistiche e pseudoscientifiche che pretendono di “curare” o modificare l’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone, considerate vere e proprie torture psicologiche dall’ONU e dalle principali comunità scientifiche internazionali.

Il voto di Bruxelles è diventato un formidabile sismografo politico, mettendo a nudo le contraddizioni interne dei singoli Stati: alcuni profondamente a favore, altri profondamente contrari. Ed è proprio su questo voto che si misura il pesante isolamento dell’Italia, rispetto ai diritti civili. Mentre l’Europarlamento lanciava infatti un segnale di civiltà, i partiti della maggioranza di governo italiana, con Fratelli d’Italia in testa, hanno votato contro la messa al bando di queste pratiche, allineandosi alle delegazioni dell’ultradestra europea.

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Questo posizionamento politico spiega perfettamente il drammatico piazzamento dell’Italia nella Rainbow Map 2026. Il nostro Paese si ritrova inchiodato al 36° posto su 49, registrando una percentuale di tutele del 24% che lo colloca tra gli ultimi dell’Unione Europea. L’Italia è affiancata nella stessa fascia dalla Lituania e si trova appena un gradino sopra l’Ungheria, da poco liberatasi di Orban. Il nostro Paese sconta un vuoto normativo cronico: manca una legge contro l’omolesbobitransfobia e, anzi, si registrano sempre più aggressioni alla comunità; i percorsi di affermazione di genere per le persone transgender sono regolati da una legge vecchia di quarant’anni e profondamente anacronistica, mentre le famiglie arcobaleno subiscono una sistematica cancellazione giuridica.

La Rainbow Map 2026 e il voto sulle terapie di conversione dimostrano che da un lato c’è un’Europa che legifera per proteggere la dignità umana; dall’altro un asse conservatore, in cui l’Italia gioca –purtroppo– un ruolo di punta, che preferisce l’ideologia dell’odio alla tutela della cittadinanza tutta.

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