Con l’approvazione in Senato, dal 4 giugno 2026 il Ddl Valditara è legge. Presentandosi sotto l’egida del “consenso informato”, ciò che istituzionalizza è un arretramento grave: la trasformazione della scuola in un luogo dove l’educazione all’affettività, al rispetto e all’autodeterminazione del corpo viene trattata come una minaccia.
Concretamente il Ddl impone un divieto totale di progetti di educazione sessuo-affettiva nelle scuole d’infanzia e primarie; mentre nelle scuole medie e superiori sarà richiesto il consenso preventivo dei genitori, prevedendo la supervisione delle famiglie e trasformando di fatto il patto educativo in un sistema di “veto genitoriale” che scoraggerà gli istituti dal trattare temi considerati troppo “complessi” o “sensibili”. Di fatto, si decide di negare alle persone più giovani, in fasi delicate e cruciali della propria crescita, di conoscere e padroneggiare degli strumenti fondamentali per riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, il rispetto dei corpi e il tema del consenso.
Il ministro Valditara festeggia questa vittoria politica, in nome del contrasto alla presunta “propaganda gender”: eppure, nelle scuole, ad oggi le tutele per le persone LGBTQIA+ nelle scuole sono pressoché inesistenti. Infatti, i dati del Report Effetto Farfalla (2023/2024) sono chiari: il 35% degli studenti LGBTQIA+ subisce discriminazioni tra i banchi e 1 su 4 è vittima di bullismo fisico. Ancora più drammatico è il dato dell’Università Bicocca (marzo 2025), che rileva come il rischio di suicidio tra le giovani persone trans sia fino a 5 volte superiore rispetto ai coetanei. Lo dimostrano anche i casi di cronaca, come il più recente avvenuto al liceo Aristofane di Roma, dove un giovane studente trans ha denunciato pesanti discriminazioni e insulti transfobici da parte di una docente.
Cosa sta proteggendo, dunque, il ministro Valditara? Sono milioni le giovani persone LGBTQIA+ che puntualmente sono state deluse dal sistema scolastico italiano e, se finalmente si poteva immaginare uno scenario differente per il futuro, queste speranze sono state spezzate dall’odio, dalla disinformazione e persino dall’indifferenza.
Il grande successo della retorica governativa sta infatti nell’aver creato un termine – “propaganda gender” – che spinge chiunque non sia LGBTQIA+ a pensare: “Beh, il problema non mi riguarda.” È questa la trappola. Credere che l’educazione sessuo-affettiva sia un argomento destinato solo a una categoria di persone è un errore colossale che ignora la realtà dei fatti. L’educazione al rispetto, al consenso e alla gestione delle emozioni riguarda ogni singolo studente, in ogni classe. Riguarda il modo in cui gestiamo la gelosia, la rabbia o il rifiuto, e la capacità di rompere quegli stereotipi di genere che, come dimostra l’alto tasso di femminicidi in Italia ma anche delle difficoltà psicologiche di molti ragazzi, alimentano la cultura della sopraffazione e della violenza nell’approccio con il prossimo.
Pensare che la famiglia –”tradizionale” chiaramente– possa affrontare queste tematiche con rispetto e piena consapevolezza è un errore madornale. Essere genitori è un compito complesso, fatto di fragilità e dubbi. Non tutti sono onniscienti, e non tutti hanno gli strumenti linguistici o culturali per affrontare conversazioni delicate su affettività, corpo o consenso senza sentirsi inadeguati o in imbarazzo. La scuola dovrebbe essere, proprio per questo, un alleato della famiglia: un luogo protetto dove professionisti preparati offrono risposte, o quantomeno hanno il diritto di provarci.
Gridare al “gender”, rivendicare il ruolo dei genitori come uniche figure di riferimento, mentre la scuola pubblica continua a barcamenarsi tra criticità strutturali, edilizia fatiscente e dispersione scolastica, indica che il ministro Valditara è quanto di più distante dalla realtà di milioni di studenti. Perché la priorità, oggi, sembra essere la censura, non il benessere di chi la scuola la vive ogni giorno.
Educare non significa indottrinare: significa fornire le chiavi per comprendere il mondo. Oggi, quelle chiavi vengono tolte dalle mani di chi potrebbe costruire un futuro migliore.
(in copertina immagine © European Union, 1998 – 2026)


