UE: finalmente una vittoria per le persone trans*

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Sentenza storica della Corte: riconoscimento legale del genere per tutti gli stati membri dell’Unione Europea

Lussemburgo, 15 marzo 2026 – Una svolta che tocca la vita quotidiana di tante persone trans*. Il 12 marzo 2026, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso la sentenza C-43/24 (Shipova v. Bulgaria), stabilendo che ogni Stato membro deve prevedere procedure per il riconoscimento legale del genere e del nome per ə proprə cittadinə, specie chi ha intrapreso percorsi di affermazione di genere nell’Unione Europea.

La vicenda coinvolge una cittadina bulgara che, residente in Italia (Veneto), ha avviato il proprio percorso di affermazione di genere, ottenendo documenti con genere e nome conformi alla sua identità. La richiesta di rettifica in Bulgaria è stata respinta per assenza di procedure nazionali. La CGUE ha ritenuto questa norma contraria al diritto UE: viola la vita privata e familiare (Carta dei Diritti Fondamentali, artt. 7-8), e crea ostacoli alla libera circolazione, lasciando chi viaggia con documenti non conformi espostə a discriminazioni quotidiane. Immaginate di attraversare un confine con un documento che non riflette chi siete: umiliazioni, ritardi, paure, minority stress. La sentenza elimina questo peso, imponendo che i documenti ottenuti in un paese UE siano riconosciuti ovunque, come confermato da precedenti come Mirin v. Romania. Niente più “qui non si può”: il diritto UE prevale su divieti nazionali in Bulgaria, Ungheria o Slovacchia.

In Italia, la legge 164/1982 già permette percorsi giudiziali per la rettifica dei dati anagrafici, ma con limiti burocratici. Questa decisione rafforza i diritti, crea precedenti contro restrizioni e rende i viaggi sicuri per chi ha già cambiato i documenti. Le corti europee (CGUE e CEDU) escludono inoltre requisiti medici forzati, sterilizzazioni o interventi, come avviene già in Italia dal 2015: conta l’identità, non la conformità con il canone cis-etero.

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Questa sentenza è un passo importante per i diritti delle persone trans*, soprattutto in un clima mondiale di crescenti rollback: negli USA, stati come Florida e Texas limitano i percorsi gender-affirming; in UK, riforme NHS restringono gli accessi; in Ungheria e Polonia, leggi anti-LGBTQ+ persistono. L’Europa contrasta questa deriva reazionaria, imponendo standard minimi di riconoscimento, offrendo un faro di speranza contro la transfobia globale.

Per tantə, significa lavorare e potersi muovere senza paura di subire violenze o discriminazioni sociali. Un precedente fortissimo per i casi futuri, sperando che la direzione europea sia sempre più quella dell’autodeterminazione. Mentre i governi si adeguano, la comunità trans* guadagna dignità concreta: i diritti non si fermano ai confini.

(In copertina immagine di repertorio Nuova Isola)

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