Port Sudan: la Russia prova ad entrare in Sudan tra guerra e crisi umanitaria

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Prosegue in Sudan una delle crisi umanitarie più durature e spietate dell’Africa. Intere comunità vivono nel terrore: decine di migliaia di morti e milioni di sfollati costretti a dormire in rifugi improvvisati o per strada. Le milizie RSF attaccano città, scuole e ospedali, mentre la fame e le malattie peggiorano una situazione già disperata.

In questo scenario drammatico si inserisce la mossa geopolitica più ambiziosa di Mosca in Africa. All’inizio del conflitto, la Russia aveva sostenuto le RSF per garantirsi l’accesso alle miniere d’oro, per poi riallinearsi al governo di Khartoum e consolidare un ruolo più ufficiale nel paese; e ora il governo militare di Khartoum ha offerto alla Russia la possibilità di stabilire la sua prima base navale a Port Sudan, affacciandosi sul Mar Rosso. L’accordo, se finalizzato, prevedrebbe circa 300 soldati russi e fino a quattro navi da guerra, anche a propulsione nucleare, in cambio di armamenti e concessioni minerarie.

Port Sudan

Se portata a termine, la base di Port Sudan trasformerebbe il porto in un hub strategico per Mosca sul Mar Rosso e sull’Oceano Indiano, permettendo al Cremlino di controllare rotte commerciali vitali verso il Canale di Suez e rafforzare la propria proiezione di potere sull’Africa orientale. Per Khartoum, l’accordo rappresenta un tentativo di rafforzare l’esercito e ottenere supporto militare. Per Mosca, si tratta di una nuova occasione per rilanciare la propria influenza in Africa, dopo la disintegrazione del gruppo Wagner e la morte del suo leader nel 2023.

Un chiaro allineamento del Sudan verso partner non occidentali che trova conferme nell’acquisto da parte dell’esercito sudanese di droni e sistemi militari da Iran, Turchia ed Egitto. Una strategia pragmatica per bilanciare le forze interne, che riduce la dipendenza dal blocco di Washington e Bruxelles. 

Ma il rischio è alto: il Sudan potrebbe dare a una potenza straniera un ruolo permanente sul suo territorio, diventando pedina chiave nei nuovi equilibri geopolitici regionali, mentre la popolazione continua a pagare il conto più caro.

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