La città di El Fasher, capoluogo del Darfur settentrionale, è precipitata al centro di un nuovo orrore. Le milizie delle Rapid Support Forces (RSF) l’hanno infatti conquistata il 26 ottobre 2025 dopo un lungo assedio lasciando decine di civili uccisi, corpi abbandonati, comunicazioni tagliate e centinaia di migliaia di sfollati. L’International Criminal Court (CPI) ha dichiarato che i fatti «costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità». Questo episodio è il simbolo di una spirale di violenza che sta sconvolgendo la popolazione sudanese.
Guerra civile in Sudan. Che cosa è successo finora
Il Sudan è da anni teatro di conflitti sanguinosi e instabilità politica. Il suo territorio ospita centinaia di gruppi etnici e tribù, con tensioni storiche tra popolazioni arabe e non arabe soprattutto nella regione del Darfur. Proprio qui, tra il 2003 e il 2010, il regime di Omar al-Bashir e le milizie Janjaweed hanno condotto una cruenta campagna contro le popolazioni non arabe (Fur, Masalit, Zaghawa).
In quel periodo vi furono uccisioni di massa, stupri collettivi, distruzione di villaggi e conseguente sfollamento forzato. Al-Bashir ricevette nel 2009 e nel 2010 mandati di arresto dalla CPI per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, ma l’impunità ha prevalso.
Nel 2019 al-Bashir viene deposto, ma il periodo successivo di cosiddetta “transizione” si trasforma presto in uno scontro tra le Sudanese Armed Forces (SAF) del generale Abdel Fattah al-Burhan e le Rapide Support Forces (RSF) del generale Mohamed Hamdan Dagalo “Hemedti”. Entrambi eredi delle Janjaweed, hanno ripreso le stesse tattiche estremamente violente contro la popolazione civile.
Questo scontro tra le due forze nel 2023 esplode diventando a tutti gli effetti una guerra civile.
La guerra civile in Sudan oggi
Da allora sono stati tentati diversi accordi di cessate il fuoco, mediati da ONU e Unione Africana, ma tutti sono rapidamente falliti: gli scontri riprendono subito dopo ogni tregua, con l’uso sistematico della violenza e il blocco degli aiuti umanitari.
Il risultato così è catastrofico. A oggi risultano oltre 13 milioni di persone sfollate o rifugiate, mentre città come Khartoum ed El Fasher sono devastate, ed è onnipresente il rischio di carestie. La crisi, oltretutto, non è solo interna: l’instabilità minaccia anche i paesi confinanti, soprattutto Ciad e le regioni del Sudan del Sud (indipendenti dal Sudan dal 2011), con flussi di rifugiati e possibile diffusione di milizie armate.
Quanto accaduto a El Fasher mostra quanto la violenza in Sudan sia un ciclo che si ripete, e quanto l’impunità storica abbia insegnato alle milizie a usare la brutalità per consolidare il potere.
(in copertina civili sudanesi evacuati da soldati USA)


