C’è un filo, sottile ma visibile, che oggigiorno lega un incendio appiccato davanti a una moschea nel centro storico di Cagliari, le violente proteste scoppiate a Belfast dopo un aggressione con coltello e la crescita, apparentemente inarrestabile, del nuovo partito guidato da Roberto Vannacci di cui tutti almeno una volta abbiamo sentito parlare. Apparentemente poco, eppure, osservando i fatti sotto una lente diversa, emerge un filo conduttore che attraversa gran parte dell’Europa contemporanea: la crescente polarizzazione delle società occidentali e la trasformazione della paura in consenso politico.
Nei giorni scorsi, a Cagliari, un incendio “la cui natura dolosa è al vaglio degli inquirenti” ha colpito la moschea di via del Collegio nello storico quartiere della Marina. Secondo i primi accertamenti dei Carabinieri, le fiamme sarebbero state appiccate utilizzando liquido infiammabile e solo il tempestivo intervento dei residenti ha evitato conseguenze più gravi. La comunità islamica ha espresso preoccupazione per un gesto che appare tutt’altro che casuale e che arriva in un clima europeo sempre più teso sul tema dell’immigrazione e dell’identità culturale.
Pochi giorni fa, a Belfast, l’accoltellamento di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese ha scatenato proteste rapidamente degenerate in violenze, incendi e attacchi contro abitazioni e attività riconducibili a immigrati. Le autorità britanniche e numerosi osservatori hanno denunciato il ruolo amplificatore dei social network e di gruppi dell’estrema destra nel trasformare un grave fatto di cronaca in una mobilitazione identitaria su larga scala.
In questo contesto si inserisce anche la crescita di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci. In Sardegna il movimento rivendica già migliaia di iscritti e ha recentemente tenuto la sua prima assemblea regionale a Cagliari. Un dato che riflette una tendenza nazionale: il successo di forze politiche che intercettano insicurezze economiche, crisi della rappresentanza e timori legati ai cambiamenti sociali.
Sarebbe, però, un errore liquidare tutto come semplice razzismo o semplice protesta. Dietro questi fenomeni si nascondono paure e insicurezze, spesso alimentate da disinformazione, crisi nazionali e incapacità della politica tradizionale di offrire risposte credibili. Quando le paure non vengono capite dalla classe dirigente, finiscono per essere sfruttate, compresse in un tritacarne populista e lasciate fermentare sinché qualcosa non succede.
L’incendio di una moschea, le rivolte di Belfast e l’ascesa di nuovi movimenti identitari raccontano dunque la stessa fragilità: una società che fatica a trovare un equilibrio tra sicurezza, convivenza e libertà ma soprattutto mancata integrazione e scarso dialogo con la cittadinanza.
La domanda che resta aperta non riguarda soltanto la Sardegna o il Regno Unito, ma il futuro dell’intera Europa. Se continuiamo a rispondere alla paura con altra paura, quale volto avrà il continente che stiamo costruendo?
(in copertina manifestazione del 18 aprile 2026 della Lega a Milano CC0 1.0 Lucrezia Mini)


