Martedì 27 gennaio l’Italia — come il mondo — ha celebrato il Giorno della Memoria 2026, l’anniversario dell’ingresso dell’Armata Rossa nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau il 27 gennaio 1945, simbolo indelebile della Shoah e di tutte le persecuzioni razziali e politiche perpetrate dal regime nazista.
La ricorrenza, istituita in Italia per legge e riconosciuta a livello internazionale dall’ONU, è molto più di una data su un calendario: è una chiamata alla consapevolezza civile e alla responsabilità collettiva.
Il significato della giornata non è mera commemorazione storica.
Oggi, a 81 anni dalla liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau per mano dell’ armata rossa, la memoria diventa un monito contro ogni forma di odio, discriminazione e negazionismo, in un’epoca in cui l’antisemitismo e i rigurgiti di razzismo riemergono in nuove forme.
Sopravvissuti alla Shoah, come Stanislaw Zalewski e Bernard Offen, hanno ribadito nei loro interventi odierni come il pericolo dell’indifferenza sia ancora presente, nonostante il tempo trascorso.
Per le nostre comunità, le nostre scuole, gli istituti culturali e quindi soprattutto i giovani la giornata è un’opportunità per interrogarsi su come si costruisce una società veramente libera e inclusiva sottolineando che non si tratta dell’eredità di un passato remoto, ma di una responsabilità attuale da trasmettere con rigore e determinazione e responsabilità.
(in copertina immagine CC BY-SA 2.0 Peter Dewit)


