DDL Disforia: quando a parlare delle persone trans* non sono loro stesse

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«Perché noi siamo persone e non siamo teorie». Con questa frase Michele Formisano, presidente del Centro salute trans e gender variant (CEST), ha restituito dignità e umanità a un’audizione parlamentare che troppo spesso ha ridotto l’esperienza trans* a un caso clinico da controllare.

DDL Disforia: l’audizione del 5 novembre 2025

Lo scorso mercoledì 5 novembre la Commissione Affari Sociali della Camera ha proseguito le audizioni sul Disegno di legge recante “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”(DDL Schillaci-Roccella), oggi noto come DDL Disforia. Un testo che, dietro la promessa di uniformare i percorsi, rischia di trasformarsi in uno strumento di controllo istituzionale sui corpi trans*, soprattutto quando si parla di persone minorenni.

La Garante Maria Giannina Terragni (Ufficio Stampa AIGA)

Durante l’audizione Marina Giannina Terragni, attuale Garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha chiesto percorsi psicoterapeutici obbligatori e un registro nazionale in capo ad AIFA citando Svezia, Regno Unito e Stati Uniti come modelli restrittivi. Una posizione discutibile, poiché in Italia l’accesso ai trattamenti per minori passa già da un’equipe multidisciplinare e da valutazioni psicologiche obbligatorie. Proprio questo continuo riferimento all’estero ha spinto la deputata Gilda Sportiello (M5S) a intervenire con tono provocatorio chiedendole se in quel momento parlasse in qualità di garante dell’infanzia italiana, britannica o statunitense, sottolineando così quanto il suo intervento ignorasse il contesto nazionale e i diritti sanciti dalle istituzioni internazionali.



L’intervento di Michele Formisano (CEST)

A riportare il dibattito sul piano dei diritti è stato Michele Formisano, unica persona transgender ascoltata in quell’aula. Quest’ultimo infatti ha ricordato di come «le nostre vite possiamo raccontarvele solo noi», denunciando l’assenza strutturale delle associazioni trans e delle famiglie nei tavoli tecnici, i dubbi sulla tutela della privacy nei registri previsti e i tempi d’attesa che il DDL rischia di prolungare — con conseguenze pesanti sulla salute mentale di adolescenti già esposti a stigma e isolamento.

Sportiello ha infine criticato l’impostazione psichiatrizzante delle audizioni e la riduzione del rischio suicidario a “comorbidità”, ricordando che le cause principali sono la discriminazione e la marginalizzazione sociale.

In conclusione, l’audizione del 5 novembre ha mostrato con chiarezza un punto focale: In Italia c’è chi continua a riferirsi alle persone trans* come pazienti da “curare”, nonostante l’incongruenza di genere non sia più considerata un disturbo mentale dall’OMS ormai dal 2018. Se in molti paesi europei vige l’autodeterminazione dei corpi trans*, l’Italia rimane sempre fanalino di coda, puntando anzi agli ultimi posti nella classifica dei diritti umani.

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