Moldavia verso l’Europa: vittoria schiacciante del partito europeista

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La Repubblica di Moldova ha parlato chiaro: nelle elezioni parlamentari del 28 settembre 2025, il Partito dell’Azione e della Solidarietà (PAS), guidato dalla presidente Maia Sandu, ha conseguito una vittoria netta, superando il 50% dei voti e conquistando una maggioranza chiara in Parlamento. Un risultato che ribadisce la direzione politica della nazione: filo-europea e non verso Mosca.

La campagna elettorale era stata già segnata da tensioni e accuse reciproche: il governo e i suoi sostenitori hanno denunciato pesanti interferenze russe, tra disinformazione online, finanziamenti illeciti e attacchi informatici. Mosca ha negato ogni accusa, ma le prove di una “guerra ibrida” mirata a disgregare l’esito democratico erano sul tavolo.

La vittoria europeista in Moldavia

Il risultato assume un peso simbolico e geopolitico enorme. Con i seggi ottenuti il PAS potrà governare senza dover cercare alleanze instabili con altri partiti. È una condizione quasi liberatoria in un contesto politico così polarizzato.

I risultati confermano anche l’importanza del voto della diaspora, che ha partecipato in massa e ha sostenuto in gran parte PAS: nei dati parziali, migliaia di schede arrivate dall’estero hanno fatto pendere la bilancia dalla parte europeista.

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Igor Dodon a Mosca in occasione della Giornata della vittoria del 2020 (CC BY 4.0 kremlin.ru)

Gli oppositori — in particolare il Patriotic Electoral Bloc guidato dall’ex presidente Igor Dodon, espressione della linea filo-russa — hanno ottenuto un risultato ben al di sotto delle aspettative, fermandosi intorno al 24%.

L’Europa ha accolto con favore il verdetto elettorale. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha parlato di “conferma della svolta europea della Moldavia”. Anche i vertici europei sottolineano che questo esito rafforza la stabilità del percorso di integrazione del Paese.

Questa vittoria è più di un successo politico: è un segnale forte in un momento in cui molte nazioni ex sovietiche si dibattono tra pressioni esterne e scelte interne. Per la Moldova, il prossimo passo è il negoziato accelerato con Bruxelles — già in corso — e la promessa che Sandu ha avanzato: portare il Paese entro il 2030 all’adesione piena all’Unione europea.

Il futuro in un contesto fragile

Ma non è tutto rose e fiori; il PAS è consapevole delle sfide gigantesche che attendono. Cambiare strada significa trasformare le strutture dello Stato — corruzione, povertà, inefficienza — in un paese che sia credibile agli occhi dell’UE e dei propri cittadini.

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Guardando al futuro, non si può pensare a chi, nelle zone più remote della Moldavia, attende promesse concrete e non solo slogan. Per i giovani, in particolare, questa affermazione europea porta speranza, ma anche responsabilità: lo sforzo di costruire un domani legato all’Europa implica riforme, diritti, trasparenza. In una regione dilaniata dalle guerre e dalle derive autoritarie, la vittoria moldava è un invito a credere che la democrazia e la volontà popolare possano prevalere. Ma è un percorso fragile: se non vengono rispettate le attese, la disillusione può consumare anche il più grande entusiasmo.

(in copertina la presidente Maia Sandu durante un intervento all’europarlamento di Strasburgo il 9 settembre 2025 CC BY 4.0 European Parliament)

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